Bangui (Repubblica del Centrafrica), la Capitale spirituale del Mondo

 

Nel marzo 2014 partivo per Bangui con Cristina, per affrontare una delle più gravi emergenze umanitarie che la Capitale centrafricana abbia visto a causa della guerra civile in atto per motivi economici ma fatta passare come guerra di religione tra Cristiani e Mussulmani.
La situazione era veramente difficile: scuole chiuse, coprifuoco, divieto della circolazione delle autovetture, spari diurni e notturni, atrocità di ogni genere. La nostra Associazione, Amici per il Centrafrica, aveva deciso nonostante tutto di restare e aiutare la popolazione cercando di mantenere viva la speranza per un futuro migliore.
Il mio ritorno a marzo del 2015 mi faceva ritrovare una Capitale un po’ più tranquilla ma dove le violenze non erano ancora terminate e lungo le strade restavano carri armati e molti militari armati fino ai denti.

La nostra tenacia e la voglia di continuare nella normalità è stata premiata.
A luglio dopo la visita del Ministro dell’educazione nazionale e dell’insegnamento tecnico, Sig. Elois Anguimate, alla scuola Nicola Baré abbiamo partecipato alla consegna dei diplomi rilasciati dal Centro di formazione psico-pedagogico Jean Paul II. Il titolo, riconosciuto dallo Stato centrafricano, è la chiara dimostrazione dell’alto livello di formazione ricevuto dai futuri insegnanti.
Non abbiamo mai mollato e non abbiamo mai rinunciato alla nostra vocazione di essere presenti in mezzo ad un popolo ove la povertà è la principale protagonista e per sconfiggerla occorre un impegno considerevole, non solo economico ma anche umano.

Tutti speravamo in un miracolo che potesse far ritrovare la pace e la serenità per poter continuare a coltivare e finire i nostri progetti. Non sapevamo bene in cosa sperare, ma di sicuro il continuo andirivieni dei volontari ha significato credere nella possibilità di un ritorno alla normalità.

Ed ecco che alla fine la nostra speranza è stata premiata: Papa Francesco ha deciso di venire in visita papale in Centrafrica e soprattutto di aprire l’anno giubilare della misericordia proprio a Bangui, nella rossa cattedrale della capitale dimenticata dal mondo ove delle atrocità della guerra in atto nessuna testata giornalistica aveva la voglia o il coraggio di parlare e raccontare.

Nonostante tutti abbiano tentato di dissuadere Papa Francesco ad andare in Centrafrica in quanto la sicurezza non era garantita, Lui ha voluto fermamente esserci per lanciare il suo messaggio di misericordia, amore, perdono e pace.
E noi non potevamo mancare. Dopo tanti sforzi, tanto coraggio e tanta volontà avevamo capito che la visita del Papa, pellegrino di pace e apostolo di speranza, avrebbe portato un vento nuovo per il Centrafrica, per la sua gente e per i suoi bambini. E soprattutto avrebbe potuto far diventare il Paese più povero e dimenticato il cuore della riconciliazione e della pace in Africa.

Nonostante i timori per la sicurezza abbiamo accolto il grido lanciato da Papa Francesco “non abbiate paura”.

Grazia Morosi, Stefano Robbioni (figlio della nostra Presidente Carla) ed io decidiamo di partire e raggiungere a Bangui i volontari Mario Borella, Giuliano Emiliani, Giovanni Viola e l’infermiera Lucie Peters.

Lasciamo i nostri cari con un po’ di ansia e timore, ma noi siamo tranquilli e sicuri che sarà comunque una esperienza indimenticabile e che lascierà un solco incancellabile nel nostro cuore,
soprattutto per Grazie e Stefano al loro primo viaggio in Centrafrica e al primo contatto con i progetti realizzati e in corso di realizzazione della nostra Associazione Amici per il Centrafrica.

L’arrivo in terra d’Africa è sempre pieno di nuove emozioni anche per chi, come me, è alle sesta visita. L’impatto con i colori, con la gente ed in particolare coi bambini ogni volta ti appare in modo diverso e ti rubano sempre un nuovo pezzetto di cuore.

Mi accorgo che qualcosa sta già cambiando: grazie all’arrivo del Papa la cui visita è annunciata da grandi cartelli, che fin dall’aeroporto invadono la città come segno di speranza, la capitale cerca di rifarsi un volto nuovo, pulito, cancellando i segni della guerra e della sofferenza, la gente ritorna per strada in gran numero, sorride e aspetta il grande evento.
Ci rendiamo conto che la sicurezza per un evento così straordinario non esiste e tutto può succedere, ma sappiamo anche, come ci dice il Nunzio apostolico Mons. Franco Coppola, che siamo nelle mani del Signore e quindi non abbiamo nulla da temere. Sarà una grande festa per tutti, cristiani e mussulmani. Sarà un modo per dimostrare al popolo centrafricano che è inutile cercare di farsi giustizia da soli ma è meglio iniziare a costruire un avvenire di pace e serenità.

Sentiamo dalle notizie che raccogliamo da internet che nonostante le forti pressioni contrarie il Papa ha deciso di arrivare a Bangui anche col paracadute se fosse necessario e questa sua tenacia fa subito il giro della capitale tanto che anche i mussulmani dichiarano di attendere la Sua visita come segno di festa e sono pronti ad accoglierlo nella loro Moschea al cosiddetto quartiere PK-5 (ultimo quartiere mussulmano in una capitale sotto assedio) dove da almeno due anni nessuno osa entrare se con carri armati, con giubbotti antiproiettile e armi in pugno. Infatti, tutti sanno che nessuno può lasciare il PK-5 e raggiungere Avenue Boganda senza essere lapidato, rapito o ucciso da gruppi di persone armate. Lì la paura regna da padrona.

Mentre Mario, Giuliano e Giovanni continuano il lavoro per finire la struttura e l’allestimento del dispensario (o centro sanitario) e del centro odontoiatrico, Lucie prosegue il suo lavoro di supporto a Suor Marie Ange per la scuola, Grazia, Stefano ed io prepariamo tutto quanto necessario per la visita del Papa, attesa che diventa sempre più trepida e densa di significati, personali, per l’associazione e per il fatto di essere ormai consapevoli della fortuna di essere presenti a un evento che rimarrà nella storia. Anche la situazione di conflitto (dimenticato, con pochi testimoni e troppi pregiudizi) sembra essersi assopita e finalmente anche il mondo intero comincia a rendersi conto che il Centrafrica è una nazione, sconvolta dalla povertà, dilaniata da mille conflitti, dove ci sono tante armi e dove lo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo va a beneficio delle grandi potenze mondiali e dove alla popolazione non resta nulla.

L’arrivo del Papa porta subito
una ventata di gioia ed entusiasmo.

Migliaia e migliaia di persone scendono per le strade ad aspettare l’arrivo dell’Uomo della pace e della misericordia. I militari della sicurezza non riescono a contenere la gioia e quindi sono impotenti di fronte a tanto entusiasmo ma anche loro, che ti solito sono molto scortesi e violenti, in questi giorni si sono trasformati in angeli custodi, gentili e rispettosi. Anche loro comprendono che tutti sono li per ricevere un segno di speranza e non per far del male.

Ed il segno più importante arriva proprio dal Santo Padre: incurante del pericolo eccolo salire su una Jeep Toyota aperta, senza ripari, con un tettuccio di legno per riparare il Papa dal sole che scalda questa terra con ben 36/39 gradi di media lungo tutto il giorno.Senza alcuna protezione il Papa gira per le strade di Bangui, seguito da una folla di almeno 250 motorini che viaggiano a gran velocità e suonano in segno di festa e approvazione.

L’incontro con la Presidente Chaterine Samba Panza e la classa politica è il primo atto della visita papale. La Presidente chiede perdono per il male che è stato fatto al popolo centrafricano nel corso della storia e per gli abomini che sono stati commessi nel nome della religione. Sottolinea come la presenza di Papa Francesco rappresenti una vittoria della compassione e della solidarietà sulla paura e sull’incredulità di superare una crisi umanitaria così grande nonché un fermento nuovo per la ricostruzione del Paese.

Noi lo stiamo aspettando all’ingresso della Nunziatura apostolica ove il Papa soggiornerà per la notte e per quelle poche ore libere che la visita gli concede. Abbiamo sistemato il nostro striscione che rappresenta ai lati le bandiere italiana e centrafricana con la scritta centrale Amici per il Centrafrica Onlus, in modo ben visibile come segno di benvenuto di una piccola associazione italiana che sta portando avanti tanti progetti importanti per la formazione delle giovani generazioni.

Sappiamo che sarà difficile incontrarlo di persona ma vogliamo che il Papa sappia che anche in Italia c’è qualcuno che non ha paura e continua la propria opera con tanto amore e coraggio.

La lunga attesa è ripagata dall’emozione e dalla gioia che traspare all’arrivo della jeep papale: un Grande Uomo, indifeso, senza sicurezza che ha avuto il coraggio di sfidare la paura per dare una lezione di coraggio e determinazione. Ci passa al fianco, ci vede e ci impartisce la benedizione: per le suore Marie Ange, Daniel, per i lavoratori Mario, Giuliano, Mario per l’infermiera Lucie e per i volontari Grazia, Stefano ed io. Il tutto anche per voi dell’associazione Amici per il Centrafrica, la sua Presidente, i suoi consiglieri, i suoi volontari e i suoi sostenitori.

Verso sera ci avviamo alla Cattedrale per l’apertura della porta santa che darà il via al Giubileo straordinario della misericordia e per la celebrazione della Santa Messa. Vengo contattato da Radio Vaticana che mi chiede di commentare in diretta l’arrivo del Papa. Anche in questo caso l’entusiasmo della gente è alle stelle e l’emozione traspare da tutte le parti: l’apertura della porta santa, per la prima volta fuori dal Vaticano, fa diventare Bangui “la capitale spirituale del mondo”, un segno importante per tutta l’umanità perché sottolinea la riscossa di una città tra le più dimenticate e povere segnata, negli ultimi tre anni, da violenze che lasceranno il segno nei corpi e nei volti, soprattutto dei bambini. Segni che nessuno potrà mai dimenticare e che forse segneranno tutta la vita di questo popolo dimenticato dal resto del mondo, lacerato dalla violenza che finalmente vede iniziare un percorso di stabilità e pacificazione.

L’apertura della porta santa rappresenta un gesto importante, che ha fatto il giro del mondo tramite le tv e i mezzi elettronici e che è espressione della povertà e della semplicità della chiesa (intesa come popolo) centrafricana che è valsa più di mille parole che ha portato al centro del mondo un Paese dimenticato e afflitto da guerre civili di cui l’ultima in corso da almeno tre anni. Essa ha rappresentato anche l’apertura di una nuova era, di un nuovo periodo di pace ed amore, come richiesto dal Papa durante l’omelia. Evitando la paura dell’altro, della sua diversità (familiare, politica, religiosa) si potrà costruire un’unità nella diversità, una ricostruzione nella riconciliazione.

Un insegnamento forte che dovrà sorreggere anche l’opera svolta dalla nostra Associazione che non potrà esimersi da essere protagonista in questa nuova fase di crescita nella pace e nella serenità.

Il mattino seguente, con la presenza degli alunni della nostra scuola e degli insegnanti abbiamo atteso il passaggio del Papa in visita alla moschea per parlare con i mussulmani. Tutti li pronti, schierati ed in trepidante attesa. L’arrivo della macchina papale porta con sé l’entusiasmo e l’emozione al passaggio e al saluto del Papa diventa incontenibile.

Stefano che ha in braccio un alunno della scuola ci confessa di aver incrociato lo sguardo del Papa per qualche secondo, quando basta per sentire un senso di pace e serenità che non dimenticherà.

Il Papa entra al quartiere mussulmano PK-5 anche qui senza protezione con la Toyota scoperta: l’Uomo del Signore che ha il coraggio di entrare in un quartiere ove nessuno osava entrare disarmato da almeno due anni lancia un segnale di speranza che nessuno lascerà cadere. Il suo ingresso in Moschea ed il suo discorso hanno lasciato un segno indelebile nei futuri rapporti tra la religione cattolica e mussulmana. Le sue parole “cristiani e mussulmani siamo fratelli, chi crede in Dio è uomo di pace, diciamo no all’odio” hanno riecheggiato in tutto il Paese e hanno riaperto uno spiraglio di speranza nella riconciliazione tra la gente.

Segnale subito recepito nel successivo incontro alla stadio Barthélémy Boganda dove è stata celebrata la S. Messa. Infatti l’Imam mussulmano si è presentato allo stadio durante la funzione con un cartello inneggiante alla pace che ha riscosso un plauso degli oltre 30.000 presenti, tributo maggiore di quello riservato all’arrivo della Presidente Chaterine Samba Panza. Ma il messaggio del Santo Padre è stato ulteriormente arricchito con un incitamento affinché tutti i cristiani centrafricani diventino artigiani del rinnovamento umano e spirituale del Paese così da far diventare l’Africa il “cuore della pace”.

La ripartenza del Papa non ha lasciato un vuoto ma anzi ha riempito gli animi di speranza. Non solo per il popolo centrafricano ma anche e soprattutto per il lavoro della nostra Associazione. Infatti, dopo che saranno deposte le armi, strumenti di morte, e saremo armati di giustizia, amore e misericordia, autentiche garanzie di pace, dovremo diventare protagonisti nell’essere artigiani della ricostruzione e della riconciliazione continuando sempre con più forza e convinzione l’opera di formazione dei giovani del Centrafrica garantendo loro la possibilità di essere i primi artigiani del loro futuro.

L’esperienza trascorsa durante la visita di Papa Francesco lascerà un segno indelebile in tutti noi ma da qui dobbiamo cercare di far crescere quel seme di speranza che il Papa stesso ha piantato in Centrafrica, nella capitale spirituale del mondo. Un seme che potrà crescere solo con l’aiuto di tutti, volontari e benefattori che sono e saranno la linfa dell’associazione.

 

Senza il vostro aiuto ci sarà impossibile far fronte alle emergenze umanitarie, salvare la vita ai bambini malati che non trovano le cure più semplici per guarire, aiutare i tanti genitori a far crescere i loro figli, insegnare la cultura, l’educazione e i valori che nella vita servono a garantire pace e stabilità, a saziare la fame e sete non solo corporale ma anche quella umana, a garantire un minimo di fiducia nel prossimo e speranza nel futuro.

Con il vostro aiuto riusciremo a garantire il raggiungimento dei grandi obiettivi che ci siamo stabiliti: iniziare con il progetto della telemedicina, programmare il progetto donna-bambino contro l’HIV, far partire il progetto del centro odontoiatrico e quello per la scuola di stile-moda, pensare alle nuove priorità che si manifesteranno nel prossimo futuro.

Certo “i soldi non fanno la felicità”. Ma in Africa si.

E’ con questa provocazione che, a nome dell’Associazione, Vi voglio ringraziare per il sostegno fin qui avuto ma soprattutto voglio augurarVi un Felice Anno nuovo di solidarietà e di condivisione della felicità che i volontari presenti a Bangui sperimentano tutti i giorni.

Siamo e siate artigiani della ricostruzione.
Auguri per un Felice Anno Nuovo

Pierpaolo Grisetti
Vice Presidente
Associazione Amici per il Centrafrica Onlus

Dicembre 2015